16/09/2021
IMPRESE PRIVATE E OBBLIGO GREEN PASS: «RISCHIA DI METTERE IN GINOCCHIO PICCOLE AZIENDE»
IMPRESE PRIVATE E OBBLIGO GREEN PASS: «RISCHIA DI METTERE IN GINOCCHIO PICCOLE AZIENDE»
Ormai manca poco, a partire dal prossimo 15 ottobre e fino al 31 dicembre 2021, pure i lavoratori del settore privato potranno accedere presso il luogo di lavoro, anche sulla base di contratti esterni, solo se in possesso della certificazione verde Covid, il cosiddetto green pass. Quest'ultimo è pensato per dimostrare di aver ricevuto almeno la prima dose del vaccino in attesa di completare il ciclo vaccinale, oppure di aver eseguito la vaccinazione completa, così come di essere guariti dall’infezione nei precedenti sei mesi o, infine, di aver effettuato un "tampone con risultato negativo" entro le 48 ore precedenti (è allo studio la misura di estenderne a 72 ore la validità, ma solo per i tamponi molecolari).
 
In merito è intervenuta Casartigiani Verona che in una nota analizza la questione del green pass obbligatorio applicato al settore privato definendo il certificato verde Covid uno «strumento utile per incentivare la campagna vaccinale», ma sottolineando che non possono essere i datori di lavoro a verificarne il possesso, perché, si legge nella nota di Casartigiani Verona, vi è il «rischio di mettere in ginocchio le piccole aziende». Lo stesso Luca Luppi, presidente di Casartigiani Verona, commentando il nuovo provvedimento del governo, afferma: «La misura adottata dal governo fa ben sperare per scongiurare, con il ritorno della stagione invernale, l’aumento del contagio e con esso ogni possibile ipotesi di chiusura o di restrizioni alle attività delle imprese, ma è necessario che il governo e le parti sociali trovino risorse per facilitare e/o esentare i datori di lavoro, specialmente delle piccole imprese, nel compito di verifica della certificazione».
 
In tal senso, al fine di alleggerire le operazioni di verifica poste in capo alle imprese, il presidente dell’associazione Casartigiani Verona Luca Luppi spiega: «Riteniamo che il governo debba ripensare il provvedimento, introducendo una fase transitoria di assenza di sanzioni per i titolari delle aziende che almeno inizialmente commetteranno errori nell’applicazione della nuova normativa. La soluzione migliore, in ogni caso, consiste nel potenziare le risorse della pubblica autorità - conclude Luca Luppi - che rimane l’unica responsabile a verificare il possesso del certificato verde da parte dei cittadini».