L’eccezionale aumento dei costi del carburante registrato negli ultimi anni ha avuto un impatto significativo sull’equilibrio economico dei contratti di autotrasporto. Per questo motivo la normativa ha rafforzato gli strumenti di tutela a disposizione delle imprese, introducendo regole precise per l’adeguamento dei corrispettivi in funzione delle variazioni del prezzo del gasolio.
Di seguito riepiloghiamo gli elementi principali e alcune indicazioni operative utili per le imprese associate nella gestione del cosiddetto fuel surcharge, ossia la componente tariffaria legata al costo del carburante.
Il quadro normativo di riferimento
La disciplina dell’adeguamento dei corrispettivi nei contratti di trasporto è regolata principalmente da alcune disposizioni normative:
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Articolo 6 del D.Lgs. 286/2005, modificato dal D.L. 21/2022, che prevede l’inserimento nei contratti scritti di una clausola obbligatoria di adeguamento del costo del carburante.
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Articolo 83-bis del D.L. 112/2008, che stabilisce l’obbligo di adeguamento della componente carburante nei contratti di durata superiore a 30 giorni, quando la variazione del prezzo del gasolio supera il 2%.
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D.L. 21/2022 e D.L. 144/2022, che hanno introdotto riduzioni temporanee delle accise sul gasolio, incidendo sulle modalità di calcolo del costo effettivo sostenuto dalle imprese.
In presenza delle condizioni previste dalla legge, l’impresa di autotrasporto ha quindi diritto a richiedere l’adeguamento dei corrispettivi nei confronti del committente.
Principi da rispettare nel calcolo del fuel surcharge
Nel determinare l’adeguamento del costo carburante è fondamentale rispettare alcuni criteri.
Omogeneità dei parametri di calcolo: I valori utilizzati per il confronto devono essere della stessa natura. Ad esempio, non è corretto confrontare un prezzo del gasolio comprensivo di accisa rimborsabile con un prezzo successivo già ridotto: ciò produrrebbe un risultato distorto e penalizzante per l’impresa.
Buona fede e oggettività: Il calcolo deve basarsi su dati oggettivi e comparabili, utilizzando il reale costo sostenuto dall’impresa e tenendo conto delle eventuali riduzioni o rimborsi di accisa previsti nei diversi periodi.
Verificare la tipologia di contratto
Il primo passo per applicare correttamente il fuel surcharge è verificare la forma del contratto di trasporto.
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Contratto scritto: occorre individuare la clausola di adeguamento carburante e verificare la metodologia di aggiornamento prevista.
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Contratto non scritto: si fa riferimento ai valori indicativi dei costi di esercizio pubblicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e alla normativa di settore.
Come determinare il costo del carburante
La normativa distingue due periodi per il calcolo del costo di riferimento.
Fino al 21 marzo 2022: Il costo è dato dal prezzo al consumo del gasolio (al netto dell’IVA) meno lo sconto accisa spettante agli autotrasportatori, pari a 0,214 euro al litro.
Dal 22 marzo 2022 in poi: Il costo di riferimento è il prezzo al consumo del gasolio al netto dell’IVA, che già riflette la riduzione dell’accisa e quindi non richiede ulteriori detrazioni.
Quando scatta l’adeguamento del corrispettivo
Per verificare se l’adeguamento è dovuto occorre:
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confrontare il costo attuale del gasolio con quello utilizzato al momento della stipula del contratto o dell’ultimo aggiornamento;
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verificare se la variazione supera il 2%.
In questo caso scatta l’obbligo di ricalcolare la quota di corrispettivo legata al carburante.
Come richiedere l’adeguamento al committente
Quando si verifica una variazione rilevante del costo del carburante è opportuno seguire una procedura chiara e documentata.
- Preparazione della documentazione: Predisporre un riepilogo delle variazioni del costo del gasolio utilizzando le tabelle ufficiali pubblicate dal Ministero.
- Comunicazione formale al committente: Inviare una richiesta scritta in cui si espongono i nuovi calcoli e si richiamano i riferimenti normativi (art. 6 D.Lgs. 286/2005 e art. 83-bis D.L. 112/2008).
- Modalità di invio: È consigliabile utilizzare strumenti che garantiscano la prova della ricezione, come PEC o raccomandata A/R.
- Indicazione precisa dell’adeguamento: Se l’aumento supera il 2%, è possibile chiedere l’adeguamento per le prestazioni future e, se applicabile, anche per quelle effettuate dopo la variazione ma prima della richiesta.
Cosa fare in caso di contestazioni
Il mancato riconoscimento dell’adeguamento, quando ne ricorrono i presupposti, può costituire violazione degli obblighi contrattuali e normativi.
In caso di contestazione è importante:
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conservare tutta la documentazione utilizzata per il calcolo;
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mantenere traccia delle comunicazioni con il committente;
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utilizzare sempre dati ufficiali ministeriali;
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allegare le tabelle utilizzate nei conteggi.
Attenzione ai valori di riferimento
Va inoltre segnalato che i valori di riferimento dei costi di esercizio pubblicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti risultano attualmente aggiornati solo fino a giugno 2025. Le associazioni di categoria, insieme a UNATRAS, hanno già sollecitato il Ministero affinché proceda con un aggiornamento tempestivo di tali parametri.