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DALLA PARTE DI CHI LAVORA...MA ANCHE DI CHI PRODUCE LAVORO
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Artigianato dimenticato

Imprese al centro del piano di Governo? Non ci sembra proprio...


Rilanciare un’economia che versa in condizioni difficili e al limite del disastro, soprattutto nell’artigianato, per poi passare agli investimenti infrastrutturali a cominciare dalla Tav Torino - Lione, che va completata. Ma anche far confluire risorse da misure - quali il reddito di cittadinanza o il superamento della legge Fornero tramite quota 100 - che non hanno un impatto immediato e sicuro sulla crescita, ad ambiti più strategici. Sono queste le richieste che le imprese fanno al governo M5s-Lega. Il reddito di cittadinanza, è la sensazione degli imprenditori, difficilmente garantirà un futuro lavorativo ai giovani, istruiti o meno. E neanche quota 100 li aiuterà. La contro-riforma delle pensioni non creerà nuovi posti di lavoro, ma lascerà loro il conto da pagare.
E tutto questo al di là del braccio di ferro di questi giorni e di queste ore con Bruxelles sui conti pubblici, e della necessità di evitare la procedura di infrazione Ue, che avrebbe effetti pesanti sul paese. Mercoledì il premier Conte, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, e il responsabile delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, incontrano a Palazzo Chigi una delegazione di rappresentanti industriali e imprenditoriali piemontesi.
Sotto la lente reddito di cittadinanza e quota 100


Per quanto riguarda i due cavalli di battaglia di M5s e Lega, reddito di cittadinanza e quota 100, le osservazioni delle imprese si concentrano, per quanto riguarda la prima misura, sul fatto che difficilmente garantirà un futuro lavorativo ai giovani, istruiti o meno. Quanto a quota 100, nemmeno questa soluzione li aiuterà. La contro-riforma delle pensioni non creerà nuovi posti di lavoro, ma - sottolineano - lascerà loro il conto da pagare. Anche le modifiche apportate al mercato del lavoro, attraverso il decreto dignità - osservano le aziende - non stanno dando i risultati sperati.

 

Tra gli altri dossier su cui si concentra l’attenzione delle aziende, Industria 4.0, ovvero tutto ciò che riguarda le agevolazioni alle imprese per l’acquisto di macchinari per la digitalizzazione, ma anche Formazione 4.0, dove l’attenzione si sposta sul piano sull’incontro tra domanda e offerta di lavoro in materia di competenze professionali. Servono poi soluzioni a tutela del made in Italy, formule che sostengano l’export.
Sul piano fiscale, dall’assenza nella legge di Bilancio di bonus ricerca e bonus Sud, oltre al mancato rinnovo del super ammortamento e a benefici più limitati su formazione 4.0, le perplessità delle aziende sono forti. Il mondo produttivo chiede, allo stato attuale della partita, che già nel passaggio del testo a Montecitorio, o in quello al Senato venga riconosciuto l’aumento della deducibilità Imu sui capannoni (tra le 54 proposte di modifica depositate da governo e relatori, uno prevede la deducibilità al 40% dell’Imu ai fini Ires e Irpef) , ma anche lo sconto sul cuneo fiscale legato ai premi Inail. Nel complesso, comunque, la percezione del pacchetto fisco predisposto dal governo Conte per agevolare le imprese sembra destinata a rimanere negativa.
Investire nelle infrastrutture per rilanciare la crescita
Una posizione di primo piano nelle richieste delle aziende è ricoperta dal rilancio della spesa pubblica per gli investimenti in infrastrutture. Le imprese italiane chiedono un vero rilancio degli investimenti infrastrutturali, nelle reti di trasporto e di servizi, nella difesa idrogeologica e antisismica, nell’edilizia scolastica e sanitaria, nella rigenerazione e nella riqualificazione delle aree urbane e nel risanamento e nella tutela ambientale. Per una effettiva politica di rilancio degli investimenti infrastrutturali, sottolineano, le grandi infrastrutture per la mobilità di persone e merci sono essenziali per collegare l’insieme del Paese all'Europa, ma lo sono anche numerose “opere minori” per connettere i diversi territori dell’Italia, da Nord a Sud, da Ovest a Est. Occorre realizzare i grandi progetti dei Corridoi europei, integrati con i necessari interventi strutturali, regolatori e tecnologici ad essi funzionali. A sostegno della loro posizione portano l’integrazione economica dell'Italia su scala soprattutto europea, nella quale si sviluppa quasi il 60% dell'export e dell'import italiano, cioè quasi 500 miliardi di euro su 850 che passano attraverso le Alpi. A conti fatti, rilevano ancora, completare la Torino-Lione costerebbe meno che non realizzarla, a causa della restituzione dei finanziamenti ricevuti, della perdita di opere già realizzate non più utilizzabili, dei costi della rescissione di contratti già sottoscritti e di quelli per la messa in sicurezza, il ripristino del territorio allo status quo ante e l'adeguamento, comunque parziale e insufficiente, dell'attuale Linea ferroviaria storica rispetto agli standard europei.

 

Le agevolazioni per l’acquisto di macchinari d’impresa e formazione
Rimanendo sotto l’ombrello delle soluzioni attualmente prevista nella manovra, e con riferimento al filone Industria 4.0, i due temi forti su cui si concentra l’attenzione delle aziende sono super e iperammortamento e formazione. Nel primo caso, la legge di Bilancio proroga l’ammortamento fiscale, ma con maggiorazioni meno generose e graduate per valore di investimento. Stop invece al superammortamento. Quanto all’altra faccia della medaglia, l’ambito della formazione, Entro un limite massimo di spesa annuale di 300mila euro scatta un credito d’imposta del 50% per le piccole imprese e del 40% nei confronti delle medie aziende. Per le grandi imprese l’agevolazione è del 30% nel limite massimo di spese annuali di 200mila euro.

 

La riduzione del carico fiscale sul lavoro
Un tema che le aziende considerano strategico è la riduzione del carico fiscale sul lavoro, il cosiddetto “cuneo”. Una mossa, o una molteplicità di mosse che aumentano la competitività sia sul mercato interno sia nell’ottica di conquistare quote di mercato all’estero. Il problema, ragionano le aziende, è che il tema non rientra, allo stato attuale, tra le soluzioni contemplate fino ad ora dalla legge di Bilancio targata Lega-Cinque Stelle. Nel pacchetto degli emendamenti depositati da governo e relatori in Commissione bilancio della Camera non c’è nulla che apra a una riduzione strutturale del costo del lavoro per le aziende. Quanto poi all’altro aspetto connesso al dossier lavoro, ovvero quello dell’alternanza tra scuola e lavoro, che consente alle aziende di poter contare su forza lavoro formata in base alle reali esigenze del mercato, a cominciare dalla necessità di recuperare profili tecnici, la situazione è la seguente: per ora la Camera non ha modificato la norma che, di fatto, smonta la scuola-lavoro, nonostante le proteste del mondo produttivo. La partita potrebbe riaprirsi al Senato, quanto meno per tecnici e professionali.

 

la soppressione di Iri e Ace
Sempre in ambito fisco, il riferimento generico nel contratto “per il governo del cambiamento” al taglio delle tasse alle imprese ha spinto il governo a introdurre ex novo un taglio dell’Ires di nove punti percentuali per le aziende che reinvestono gli utili. L’introduzione della mini-Ires e l’allargamento forfettario, osservano però le aziende, hanno portato all’abolizione dell’Iri e di un’altra agevolazione, l’Ace. Il doppio stop è stato criticato dalle aziende.

 

Brusca frenata dell'export
C’è poi un altro nodo. Ed è un nodo “di peso”: la brusca frenata dell’export, soprattutto sui mercati extra-Ue (quelli più promettenti). “Di peso” perché le esportazioni negli ultimi anni hanno sostenuto quasi da sole la mini-ripresa, che oggi si è arrestata. Il governo sta cercando di correre ai ripari. Le aziende più attive sui mercati esteri manifestano crescenti preoccupazioni. Nei giorni scorsi il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha annunciato un piano straordinario per l’export . È in definizione, ha assicurato. Dopo quasi due mesi di stallo, sono stati nominati i nuovi vertici dell’Agenzia Ice. Nella legge di bilancio l’esecutivo giallo verde ha rifinanziato il piano straordinario per il made in Italy, uno strumento lanciato nel 2014 con il decreto Sblocca Italia del governo Renzi e che va ora riformulato. Per il 2019 sono stati inseriti 90 milioni che si aggiungono ai 50 che erano stati individuati dall'ex ministro Calenda. Per il 2020 sul piatto ci sono invece 20 milioni. Ora però bisogna decidere come usarli, a quali iniziative e paesi target destinarli, e bisogna firmare la convenzione con l'Ice sui singoli interventi.


Insomma un quadro che fa capire come le imprese non siano al centro dello piano di Governo, per chi non lo avesse ancora capito.

 

 

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