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TRE DOMANDE A LUCA LUPPI SUL VOTO REFERENDARIO
TRE DOMANDE A LUCA LUPPI SUL VOTO REFERENDARIO
un voto che esprime tutta l'inquietudine del Veneto

Le impressioni di Luca Luppi presidente Casartigiani sul dato referendario Veneto

Quale messaggio arriva da questa duplice consultazione che, comunque la si giudichi, è stata capace di mobilitare milioni dei lettori?
È il segnale, un segnale forte, che la gente non si fida più dello Stato centralista. Forse qualcuno non si aspettava che lo esprimesse in maniera così netta, ma questa è la realtà. Non si fida perché lo trova scarsamente efficiente e incapace di fornire ai cittadini servizi all’altezza. Però è anche un segnale che contiene una dose di paura: siccome i tempi sono difficili ognuno vuole tenere per sé le proprie risorse, ma quando uno Stato è così distante dal cittadino è facile che ciò avvenga.

Dato per scontato che la quasi totalità dei partecipanti al voto avrebbe scelto il “sì”, il risultato che ci si attendeva di valutare era quello dell’affluenza alle urne. Come spiega la grande differenza tra il 57,2% del Veneto e il 38,2% della Lombardia?  Spicca in particolare il dato Veneto, in cui l’affluenza è stata altissima.
Dipende dalla diversa capacità di rapporto con lo Stato centrale e quindi dai benefici che si è in grado di ricavare da questo rapporto. Milano è una città molto forte e lo è anche la Lombardia, ma ha imostrato poca propensione al voto. Non dimentichiamo poi gli scandali che hanno colpito, soprattutto nel settore della sanità, la stessa Regione Lombardia, e che hanno inevitabilmente ridotto la fiducia dei cittadini nei confronti di quell’istituzione.

Ci saranno ripercussioni sullo scenario politico nazionale?
Certamente. Innanzitutto è stato messo in campo un nuovo motivo di campagna elettorale. Già assistiamo al tentativo di trasferire il discorso della maggiore autonomia sul piano nazionale, estendendolo a tutte le Regioni anche se queste non hanno i conti a posto. Non è possibile perché lo vieta la Costituzione, ma diventa comunque un formidabile argomento di propaganda. E poi ci sarà il tentativo dei vincitori di alzare sempre più la posta, come sta già facendo il governatore del Veneto Zaia con la richiesta del 90% delle risorse per il Veneto. Nessuno spiega, per esempio, come farà una Regione a subentrare all’amministrazione statale in una misura del genere. È un problema enorme, anche soltanto a livello di personale. Ma intanto si fa campagna elettorale. Speriamo che sia anche il modo per spiegare ai Governanti, la difficile situazione che ancora molte famiglie e tante aziende italiane stanno affrontando. La politica, ora, deve rispondere in maniera seria, riprendendo in mano il problema dell’ordinamento regionalistico nella Costituzione. Bisogna afferrare il toro per le corna, inutile girare intorno al cuore della questione. Il centralismo non funziona. Allora è necessario aprire una grande fase di riflessione per riscrivere nuove regole. Un processo che sarà lungo, che dovrà prevedere delle tappe intermedie, ma che soprattutto richiederebbe una classe politica con il coraggio della visione di lungo periodo ed è quello che purtroppo ci manca.

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